Reflusso biliare e vomito biliare: riconoscerli e curarli

Reflusso biliare: che cos’è?

Si parla di reflusso biliare quando la bile sale verso lo stomaco e, in alcuni casi, anche nell’esofago. Il liquido biliare in eccesso causa un’infiammazione delle mucose gastriche ed esofagee provocando dolori all’addome e vomito.

Che cos’è la bile?

La bile è un liquido digestivo prodotto dal fegato e contenuto nella cistifellea che si riversa nel duodeno dopo i pasti. Questa sostanza contribuisce a molteplici funzioni dell’organismo:

  • digestione e assorbimento dei grassi;
  • peristalsi dell’intestino (ciò che consente il normale flusso delle sostanze presenti al suo interno);
  • annullamento  dell’acidità dei succhi gastrici;
  • eliminazione di tutte le sostanze tossiche derivanti da farmaci o da fattori fisiologici interni (es. estrogeni).

Cosa provoca il reflusso biliare

Il piloro è la valvola predisposta ad aprirsi per permettere al cibo ingerito di scivolare dallo stomaco al duodeno. Il duodeno è il primo tratto dell’intestino tenue che ha il compito di raccogliere gli enzimi e i liquidi digestivi, come la bile, per poi procedere con il processo digestivo. Quando il piloro non funziona correttamente, consente alla bile e al materiale duodenale di entrare nello stomaco.

  • Bile nello stomaco: è causata dal cattivo funzionamento del piloro.

Lo stomaco, a sua volta, è collegato all’esofago attraverso una valvola chiamata cardias. Il difetto della valvola presente tra l’esofago e lo stomaco (cardias) è la principale causa  della risalita della bile fin nell’esofago.

  • Bile nell’esofago: è causata dal cattivo funzionamento del cardias.

La bile ristagna nello stomaco o nell’esofago, generando un’irritazione e un’infiammazione della mucosa che ne ricopre le pareti. Ciò può frequentemente portare a dei sintomi, quali il vomito di un liquido giallo-verde (vomito biliare). In estrema sintesi e in entrambi i casi, la causa di questi disturbi è un funzionamento non corretto di una valvola (piloro/cardias).

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Cause del reflusso biliare: perché le valvole si danneggiano?

Ecco alcuni esempi di patologie o condizioni che possono provocare il malfunzionamento delle valvole:

  • Ulcere peptiche – causano il malfunzionamento del piloro che fa risalire la bile nello stomaco per poi raggiungere l’esofago.
  • Ulcere duodenali;
  • Colecistectomia – rimozione della cistifellea.
  • Problemi derivanti da operazioni chirurgiche allo stomaco – gli interventi volti alla rimozione  dello stomaco (come la gastrectomia o il bypass gastrico) modificano inevitabilmente il piloro;
  • Alcolismo.

Sintomi tipici: come si mannifesta il reflusso biliare

Il reflusso biliare può manifestarsi attraverso alcuni sintomi tipici, come per esempio:

  • Dolori addominali – molte volte si avvertono dolori di forte intensità nella parte superiore;
  • Bruciori di stomaco;
  • Nausea e vomito con reflusso di materiale di colore giallo – verde (vomito biliare);
  • Dimagrimento;
  • Tosse e raucedine.

Il vomito biliare

L’irritazione delle mucose causata dalla bile può indurre il vomito, che si configura come uno dei possibili e frequenti sintomi del reflusso biliare. Il vomito (anche chiamato emesi) consiste nell’espulsione di materiale attraverso alte vie digerenti, fino alla bocca, a causa dell’involontaria contrazione dei muscoli dell’addome. Il vomito biliare possiede però alcune caratteristiche distintive.

Come riconoscere il vomito biliare

Il vomito indotto dalla bile si differenzia a causa di  colore e sapore caratteristici. Il colore giallo-verde dipende dal ristagno della bile nello stomaco e/o nell’esofago e, a seconda della quantità di tempo trascorsa, il liquido vira verso tonalità più scure (dal giallo al verde scuro). Sempre a causa della bile, il vomito biliare possiede un distintivo sapore amaro. Nel caso in cui il vomito sia di colore più scuro e nerastro, potrebbe trattarsi del cosiddetto vomito caffeano. Vomito biliare:

  • Colore che varia dal giallo al verde;
  • Sapore amarognolo.

Vomito biliare: le possibili cause

Essendo il vomito biliare un sintomo tipico associato al reflusso biliare, le cause che possono provocarlo vanno rintracciate tra le cause del reflusso biliare: possibili patologie, complicazioni post-operatorie legate a precedenti interventi che hanno coinvolto l’apparato digerente, condizioni/stili di vita non salutari (es. alcolismo e fumo).

Come fermare il vomito biliare

Per fermare il vomito biliare è necessario rintracciare la causa della risalita e della stagnazione della bile nell’alto apparato digerente. A seconda delle diverse possibili cause alla base di questa disfunzione delle valvole (piloro e/o cardias) si opterà per una specifica terapia farmacologica. Se quest’ultima dovesse non funzionare, lo specialista potrà valutare l’opportunità di pianificare un intervento chirurgico che miri a ripristinare il drenaggio della bile. Rimangono di norma valide alcune indicazioni che riguardano la prevenzione e coadiuvano la cura della malattia.

Cosa mangiare dopo il vomito biliare

Una particolare dieta può non essere sufficiente a bloccare il vomito biliare. Tuttavia, è sicuramente sconsigliabile ingerire cibi piccanti, grassi, caffè, alcool e tutto quanto può risultare irritante per le mucose, già messe a dura prova dalla stagnazione della bile. In particolare, i cibi grassi possono indurre il rilassamento di quelle valvole già malfunzionanti, favorendo il reflusso della bile. Più che parlare di cosa mangiare (si può far riferimento alle comuni regole di un’alimentazione sana), il soggetto che soffre di vomito biliare può di norma concentrarsi su come mangiare per alleviare l’insorgenza di questo spiacevole sintomo. Infatti, vengono di norma consigliati pasti poco abbondanti e frequenti, per facilitare i normali processi digestivi.

Reflusso biliare: come si diagnostica

La diagnosi del reflusso biliare viene di norma avviata con la descrizione dei sintomi sopracitati da parte del paziente, ma per indagare la specifica natura del reflusso e la sua tipologia sono necessari esami più approfonditi. Solo un’attenta valutazione dei sintomi ed esami specifici, come la gastroscopia, possono portare d una corretta diagnosi e al conseguente efficace trattamento della malattia.

Reflusso gastroesofageo acido, reflusso biliare e reflusso alcalino

Spesso si possono confondere reflusso biliare e reflusso acido gastroesofageo. Tuttavia, è bene ricordare che nel reflusso gastroesofageo si verifica una risalita dei succhi gastrici prodotti dallo stomaco verso l’esofago. Tali succhi gastrici sono acidi e per tale motivo questa tipologia di reflusso viene spesso etichettata come reflusso acido. Diversamente dai succhi gastrici, la bile è una sostanza alcalina, quindi basica. Ecco perché il reflusso biliare viene anche definito reflusso alcalino. Ricordati però che, in alcuni casi, le due patologie possono coesistere e l’unico modo per effettuare una diagnosi accurata rimane la gastroscopia.

Reflusso biliare: cura

Il trattamento del reflusso biliare è più complesso di quello relativo al reflusso gastroesofageo. Quindi come guarire dal reflusso biliare? La prima terapia consigliata è sempre quella di tipo farmacologico. Se non dovesse essere sufficiente, il medico, dopo un’attenta valutazione, può optare per un intervento chirurgico. Questa scelta viene fatta in base alle concrete possibilità di un peggioramento della malattia. Ricordiamo che lo specialista è tenuto ad informare in maniera dettagliata il paziente sulle modalità dell’intervento e sui rischi.

Reflusso biliare: cosa mangiare e cosa fare

Una volta diagnosticato il disturbo, per combattere il reflusso biliare è sempre meglio smettere di fumare, mangiare sano e non coricarsi subito dopo il pasto. È importante, inoltre, eliminare i cibi che potrebbero favorire l’acidità gastrica (pomodoro, caffè ecc…), gli alcolici e i chili di troppo; anche tenere la testa sollevata durante il sonno contribuisce ad alleviare i sintomi della malattia.

Complicazioni

La persistenza del reflusso biliare e, ancor più, la sua compresenza con il reflusso  gastroesofageo, possono indurre alcune spiacevoli complicazioni e rischi legati all’azione corrosiva e infiammatoria che coinvolge le mucose dell’apparato digerente. Queste complicazioni possono variare da una tipica esofagite da reflusso, alla patologia nota come esofago di Barret, per giungere fino al tumore all’esofago – la cui correlazione con la presenza di queste tipologie di reflusso è attualmente oggetto di studio da parte dei ricercatori.