- Quali rimedi della nonna possono aiutare a combattere il reflusso gastroesofageo?
- Camomilla, zenzero, malva e aloe: cosa dice la scienza?
- Bicarbonato, limone, aceto e menta: perché serve cautela?
- Cosa fare quando i rimedi naturali non bastano?
- Domande Frequenti
Il reflusso gastroesofageo si verifica quando una parte del contenuto dello stomaco risale verso l’esofago. Un episodio occasionale può essere la conseguenza di un pasto abbondante o della cattiva abitudine di sdraiarsi subito dopo aver mangiato. Quando, però, il disturbo diventa frequente, provoca sintomi persistenti o danneggia l’esofago, si parla di malattia da reflusso gastroesofageo. I sintomi più comuni sono:
- Bruciore dietro lo sterno;
- Rigurgito acido;
- Sensazione di acido in gola;
- Dolore o pesantezza dopo i pasti;
- Tosse, raucedine o nodo alla gola;
- Nausea, soprattutto dopo aver mangiato o quando ci si corica.
L'interesse verso i cosiddetti rimedi della nonna anti-reflusso nasce dal desiderio di individuare una soluzione semplice e immediata, possibilmente senza ricorrere ai farmaci. Alcuni accorgimenti domestici e cambiamenti dello stile di vita possono effettivamente ridurre la frequenza degli episodi e rendere i sintomi più gestibili. Non tutti i rimedi naturali contro il reflusso, però, possiedono la stessa efficacia: alcuni sono sostenuti da studi clinici, altri sono stati tramandati di generazione in generazione e qualcuno può persino aggravare il bruciore.
Il reflusso è un problema molto diffuso. In un’indagine italiana pubblicata sull’International Journal of Clinical Practice, il 27,7% dei 559 adulti coinvolti presentava un punteggio compatibile con sintomi da reflusso. Tra i partecipanti sintomatici, il 33,8% dichiarava di non aver mai ricevuto informazioni sul disturbo dal proprio medico di medicina generale.
Anche le stime internazionali confermano l’ampiezza del fenomeno. Un’analisi pubblicata nel 2025 e basata sui dati del Global Burden of Disease, grande progetto internazionale che misura la diffusione e l’impatto delle principali patologie, ha stimato circa 825,6 milioni di casi prevalenti nel mondo nel 2021.
In un’intervista pubblicata dalla Cleveland Clinic, centro medico accademico statunitense, il gastroenterologo Dott. Jeffrey Steiner ha ricordato che la gestione del reflusso dovrebbe partire dagli aspetti più facilmente modificabili.
«Bisogna evitare gli alimenti che causano il reflusso acido e cercare di non mangiare troppo - spiega il Dott. Strainer, professionista con più di 30 anni di esperienza in medicina interna e gastroenterologia - . È particolarmente importante assicurarsi che il paziente non mangi prima di andare a dormire, perché ci vuole almeno un'ora, o probabilmente di più, per svuotare lo stomaco. Se andate a dormire a stomaco pieno, la gravità non gioca a vostro favore. Quindi, è più facile che l'acido e il contenuto dello stomaco risalgano nell'esofago. Consiglio ai pazienti di alzare la testata del letto e di mettere un cuneo sotto il materasso per sollevare la testata. Dormire con due cuscini non è sufficiente. Essi potrebbero spostarsi da un lato all'altro».
È quindi utile distinguere tra rimedi che possono limitare la risalita del contenuto gastrico, soluzioni dall’efficacia ancora incerta e abitudini popolari per le quali serve molta cautela.
| Rimedio della nonna | Potenziale utilità |
| Mangiare porzioni più piccole, in maniera lenta | Ridurre la distensione dello stomaco e la pressione dopo i pasti |
| Non coricarsi subito dopo aver mangiato | Limitare il reflusso favorito dalla posizione distesa |
| Sostituire le bevande gassate con acqua naturale | Prevenire la distensione e le eruttazioni associate al consumo di bevande gassate |
| Rialzare la testata del letto | Sfruttare la gravità per limitare la risalita del contenuto gastrico durante la notte |
| Dormire sul fianco sinistro | Ridurre l’esposizione dell’esofago al contenuto gastrico durante la notte |
| Perdere peso (se necessario) | Diminuire la pressione esercitata sull’addome |
| Individuare i cibi scatenanti | Evitare restrizioni inutili e personalizzare l’alimentazione |
| Masticare una gomma senza zucchero e senza menta | Stimolare la saliva e favorire la rimozione dell’acido dall’esofago |
| Praticare la respirazione diaframmatica | Sostenere la barriera antireflusso e migliorare il controllo dei sintomi |
Quali rimedi della nonna possono aiutare a combattere il reflusso gastroesofageo?
I rimedi naturali contro il reflusso non sono tutti ugualmente efficaci. Gli accorgimenti più affidabili ambiscono a ridurre la pressione sullo stomaco e la risalita del contenuto gastrico nell’esofago.
Queste soluzioni possono alleviare i sintomi, soprattutto quando il reflusso è occasionale. Non sostituiscono però la visita gastroenterologica se bruciore, rigurgito o tosse si presentano frequentemente.

1) Mangiare porzioni più piccole, in maniera lenta
Pasti abbondanti dilatano maggiormente lo stomaco e possono favorire la risalita del suo contenuto verso l’esofago. Uno studio clinico del 2014 indicizzato su PubMed ha osservato un aumento del reflusso dopo pasti liquidi di volume maggiore rispetto a pasti più piccoli. Per limitare il disturbo potrebbe quindi essere utile:
- Ridurre le porzioni, soprattutto a cena;
- Masticare con calma;
- Interrompere il pasto quando compare il senso di sazietà;
- Distribuire meglio il cibo durante la giornata senza aumentare le calorie complessive.
Mangiare lentamente può aiutare a riconoscere prima la sazietà e, di conseguenza, a evitare porzioni eccessive. Non è, però, scientificamente corretto presentare la lentezza nei termini di un rimedio diretto e comprovato contro il reflusso. Uno studio condotto su 60 pazienti con malattia da reflusso gastroesofageo non ha rilevato differenze significative negli episodi di reflusso acido tra lo stesso pasto consumato in 5 minuti e in 30 minuti.
Il consiglio principale, quindi, è non sovraccaricare lo stomaco. Mangiare lentamente rappresenta soprattutto uno strumento pratico per tenere sotto controllo la quantità di cibo ingerita.
2) Non coricarsi subito dopo aver mangiato
Sdraiarsi subito dopo cena facilita la risalita del contenuto gastrico verso l’esofago perché riduce l’effetto protettivo della gravità. Il problema può essere più evidente dopo pasti abbondanti o ricchi di grassi e nelle persone che soffrono di reflusso notturno.
Le linee guida dell’American College of Gastroenterology, associazione scientifica statunitense specializzata nelle malattie digestive, suggeriscono di evitare i pasti nelle 2-3 ore precedenti il momento di andare a letto. Si tratta di una raccomandazione condizionale, poiché le prove scientifiche disponibili non sono ancora di qualità elevata.
In pratica, chi termina la cena alle 20:30 dovrebbe attendere indicativamente fino alle 22:30-23:30 prima di sdraiarsi. La stessa precauzione vale per il riposo pomeridiano: dopo pranzo è preferibile rimanere seduti con il busto eretto oppure svolgere attività leggere.
3) Sostituire le bevande gassate con acqua naturale
Le bibite gassate possono aumentare la distensione dello stomaco, provocare eruttazioni e favorire la comparsa di bruciore o rigurgito nelle persone sensibili. Il problema può dipendere non soltanto dall’anidride carbonica, ma anche dalla presenza di caffeina, zuccheri, dolcificanti o sostanze acide.
Uno studio prospettico condotto su 48.308 donne nell’ambito del Nurses’ Health Study II, una delle più ampie ricerche statunitensi sulla salute femminile, ha rivelato che sostituendo due porzioni giornaliere di bevande analcoliche con acqua è possibile ridurre il rischio di insorgenza di sintomi settimanali da reflusso dell’8%. I risultati non dimostrano però che tutte le bevande gassate causino sempre e comunque il reflusso.
La scelta più pratica consiste quindi nel provare a sostituire bibite e acqua frizzante con acqua naturale, verificando se i sintomi diminuiscono. Non è necessario eliminare definitivamente tutte le bevande gassate, specie se non provocano alcun disturbo. Per giunta, pur favorendo una corretta idratazione, l'acqua naturale non neutralizza l’acido gastrico e non rappresenta una cura per il reflusso.
4) Rialzare la testata del letto
Rialzare la testata del letto permette di creare un’inclinazione stabile che aiuta a mantenere testa, spalle e parte superiore del tronco più in alto rispetto allo stomaco. In questa posizione la gravità ostacola la risalita del contenuto gastrico durante le ore notturne o, comunque, quando ci si sdraia. Si può ottenere l’inclinazione in diversi modi:
- Collocando solidi rialzi di circa 15-20 centimetri sotto i piedini posti alla testata del letto;
- Inserendo un apposito cuneo sotto il materasso;
- Utilizzando un cuscino a cuneo sufficientemente lungo da sostenere anche schiena e spalle;
- Regolando la parte superiore di una rete elettrica inclinabile.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2021, che ha analizzato cinque studi per un totale di 228 adulti, ha rilevato un miglioramento dei sintomi e di alcuni parametri relativi all’esposizione dell’esofago agli acidi. Gli autori hanno, però, precisato che gli studi disponibili sono pochi, oltre ad avere anche alcuni limiti metodologici.
Rialzare la testata può quindi aiutare soprattutto chi avverte reflusso, rigurgito o bruciore durante la notte, ma non elimina la causa della malattia e non sostituisce eventuali trattamenti prescritti dal medico.
5) Dormire sul fianco sinistro
In questa postura, la giunzione tra esofago e stomaco tende a rimanere più in alto rispetto al contenuto gastrico, rendendo più difficile la risalita degli acidi. Sul fianco destro, invece, il contenuto dello stomaco può raggiungere più facilmente l’ingresso dell’esofago.
Uno studio condotto su 57 pazienti mediante il monitoraggio simultaneo della posizione del corpo e del pH esofageo ha rilevato che sul fianco sinistro l’esofago eliminava più rapidamente l’acido risalito. Il tempo mediano di eliminazione è stato di 35 secondi, rispetto a 90 secondi sul fianco destro e 76 secondi in posizione supina.
6) Perdere peso (se necessario)
Sovrappeso e obesità possono aumentare la pressione all’interno dell’addome e favorire la risalita del contenuto gastrico nell’esofago. Anche l’accumulo di grasso nella zona addominale può contribuire al reflusso, soprattutto dopo i pasti o quando ci si sdraia. Tra le modifiche dello stile di vita, la perdita di peso nelle persone obese o in sovrappeso affette da reflusso è quella che vanta le più solide evidenze scientifiche .
In uno studio prospettico condotto su 332 adulti con sovrappeso o obesità, i partecipanti hanno seguito per sei mesi un programma basato su riduzione delle calorie, attività fisica e cambiamenti comportamentali. Il 97% ha perso peso, con una diminuzione media di 13,1 kg. All’inizio, 124 partecipanti su 332, pari al 37%, presentavano sintomi compatibili con il reflusso; dopo sei mesi, questa quota era scesa a circa il 15% (approssimativamente 50 persone). Tra chi aveva inizialmente il reflusso, l’81% ha riferito un miglioramento mentre il 65% ha dichiarato di non avere più sintomi.
È preferibile puntare a un calo del peso graduale attraverso un’alimentazione equilibrata e un’attività fisica compatibile con le proprie condizioni. Questo rimedio non è indicato per chi è normopeso o sottopeso. Inoltre, in caso di perdita di peso involontaria associata al reflusso è importante farsi visitare quanto prima.
7) Individuare i cibi scatenanti
Non esiste un elenco universalmente valido di cibi da evitare in caso di reflusso. Alcune persone avvertono bruciore dopo aver mangiato alimenti fritti o molto grassi; altre reagiscono maggiormente a caffè, cioccolato, alcol, pomodoro o pietanze piccanti. Gli stessi alimenti possono invece non provocare alcun disturbo in altri pazienti.
Per individuare i cibi scatenanti può essere utile:
- Annotare alimenti e bevande assunte, porzioni consumate e orari dei pasti;
- Registrare la comparsa dei sintomi tipici del reflusso (bruciore, rigurgito o tosse);
- Verificare se lo stesso disturbo si ripresenta dopo l'assunzione di un determinato alimento;
- Eliminare un solo alimento sospetto alla volta;
- Reintrodurlo successivamente per accertarsi della ricomparsa dei sintomi.
È importante che la dieta per il reflusso non diventi eccessivamente restrittiva. Qualora sia necessario escludere numerosi alimenti o in caso di persistenza dei sintomi, è opportuno rivolgersi a un gastroenterologo o a un dietista per evitare carenze nutrizionali.
8) Masticare una gomma senza zucchero e senza menta
Masticare una gomma stimola la produzione di saliva e aumenta la frequenza della deglutizione. La saliva contiene bicarbonato e può contribuire a diluire e rimuovere più rapidamente l’acido già risalito nell’esofago.
Uno studio clinico condotto su 31 persone con sintomi da reflusso ha confrontato gli effetti dello stesso pasto consumato in due occasioni differenti. Dopo uno dei pasti, i partecipanti hanno masticato una gomma senza zucchero per 30 minuti; nell’altra occasione non hanno utilizzato alcuna gomma.
I ricercatori hanno quindi monitorato per due ore il pH nella parte inferiore dell’esofago. Un valore inferiore a 4 indica che la mucosa esofagea è esposta a un ambiente fortemente acido. Con la gomma, l’esofago è rimasto a contatto con l’acido per un intervallo complessivamente più breve. Il basso numero di partecipanti e il monitoraggio limitato alle sole due ore successive al pasto non permettono, però, di stabilire se il beneficio si protragga nel tempo.
È preferibile, in ogni caso, scegliere una gomma:
- Senza zucchero, per non aumentare il rischio di carie;
- Priva di menta o mentolo, soprattutto se questi aromi scatenano il bruciore;
Alcuni dolcificanti presenti nelle gomme senza zucchero, come sorbitolo e xilitolo, potrebbero provocare gonfiore o diarrea, soprattutto se consumati in quantità elevate. Inoltre, masticare a lungo può favorire l’ingestione di aria, con possibile aumento di eruttazioni o distensione addominale.
9) Praticare la respirazione diaframmatica
Il diaframma non svolge soltanto una funzione respiratoria. Una sua porzione circonda il tratto terminale dell’esofago e collabora con lo sfintere esofageo inferiore nel formare la barriera che limita la risalita del contenuto gastrico. La respirazione diaframmatica mira ad allenare e coordinare meglio questa muscolatura. L’esercizio può essere eseguito nel seguente modo:
- Sedersi oppure sdraiarsi in una posizione comoda, senza comprimere l’addome;
- Poggiare una mano sul torace e l’altra sulla pancia;
- Inspirare lentamente dal naso facendo espandere l’addome;
- Mantenere il torace il più possibile fermo;
- Espirare lentamente lasciando rientrare l’addome, senza forzare.
Una meta-analisi pubblicata nel 2026 ha esaminato 10 studi randomizzati, per un totale di 476 pazienti. Nel complesso, la respirazione diaframmatica è stata associata a un miglioramento moderato dei sintomi del reflusso.
Gli autori hanno però rilevato differenze considerevoli tra gli esercizi, la durata dei programmi e i metodi utilizzati per valutare i risultati. La respirazione diaframmatica può quindi essere considerata un supporto complementare, soprattutto per i pazienti che avvertono bruciore o rigurgito dopo i pasti.
Camomilla, zenzero, malva e aloe: cosa dice la scienza?
Camomilla, zenzero, malva e aloe vengono spesso presentati come rimedi naturali per il reflusso. Ad oggi, però, nessuna di queste sostanze è stata approvata dalla comunità scientifica come cura certa per la malattia da reflusso gastroesofageo.
| Rimedio naturale | Prove disponibili e cautele |
| Camomilla | Non esistono studi clinici solidi che ne dimostrino l’efficacia specifica contro il reflusso. Una tisana può risultare gradevole e rilassante, ma non neutralizza l’acido gastrico. Deve evitarla chi è allergico ad ambrosia, crisantemi, calendule o margherite. |
| Zenzero | I suoi effetti sono stati studiati principalmente per nausea e vomito, non come trattamento del reflusso. Alcune persone lo tollerano in piccole quantità, in altre può causare bruciore, fastidio addominale o diarrea. |
| Malva | Contiene mucillagini, sostanze che a contatto con l’acqua formano una soluzione viscosa e potenzialmente lenitiva. Il suo impiego per lievi disturbi gastrointestinali si basa però sull’uso tradizionale, non su studi specifici contro il reflusso. |
| Aloe vera | Uno studio clinico ha fornito risultati incoraggianti con uno sciroppo standardizzato, ma le prove restano insufficienti. Il gel interno della foglia non deve essere confuso con il lattice di aloe, che può avere effetti lassativi e causare reazioni avverse. |
L’aloe è l’unica delle quattro sostanze il cui impatto è stato valutato in uno studio pilota randomizzato. Per quattro settimane, i 79 partecipanti hanno ricevuto uno sciroppo di aloe standardizzato, omeprazolo oppure ranitidina. Nel gruppo trattato con aloe è diminuita la frequenza di bruciore, rigurgito, nausea e altri sintomi. Lo studio era però di breve durata, non prevedeva un placebo e si basava soprattutto sui sintomi riferiti dai pazienti.
Una testimonianza pubblicata da AboutGERD, portale dell’International Foundation for Gastrointestinal Disorders (IFFGD), organizzazione non profit statunitense dedicata alle patologie gastrointestinali, mostra quanto la risposta ai rimedi possa essere soggettiva. Crissy, 46 anni, racconta: «Ho provato enzimi digestivi, probiotici, bere aceto prima dei pasti (sconsigliato!), DGL, succo di aloe vera, kombucha, cibi fermentati, tutti i consigli di ogni blog in circolazione. Se qualcosa ha funzionato, non ha funzionato per me, almeno non in modo costante o a lungo termine».
La paziente riferisce di aver ottenuto un miglioramento più netto del reflusso solo dopo aver modificato sistematicamente l’alimentazione, eliminato i cibi scatenanti e utilizzato un cuscino a cuneo per ridurre il reflusso notturno. La sua storia rappresenta un’esperienza individuale e non una prova scientifica ma conferma che non esiste un rimedio naturale efficace per tutti.
Bicarbonato, limone, aceto e menta: perché serve cautela?
Non tutti i rimedi della nonna per il reflusso sono innocui.
| Rimedio | Perché serve cautela |
| Bicarbonato di sodio | Neutralizza temporaneamente l’acido, ma apporta sodio e produce anidride carbonica. Un uso improprio può causare gonfiore, eruttazioni e alterazioni dell’equilibrio acido-base dell’organismo. |
| Limone | È acido e non rafforza la barriera tra stomaco ed esofago. Può irritare un esofago già sensibile e peggiorare il bruciore. |
| Aceto di mele | Non esistono prove cliniche che dimostrino un beneficio contro il reflusso. La sua acidità può irritare gola ed esofago e danneggiare lo smalto dentale. |
| Menta | Può rilassare la muscolatura dello sfintere esofageo inferiore, facilitando in alcune persone la risalita del contenuto gastrico. |
Il bicarbonato di sodio reagisce con l’acido presente nello stomaco e lo neutralizza per un breve periodo. Durante questa reazione si forma però anidride carbonica, gas che può provocare distensione dello stomaco ed eruttazioni. Il sollievo, quindi, può essere seguito da un aumento del fastidio o del rigurgito.
Limone e aceto di mele non “alcalinizzano” lo stomaco. Entrambi contengono acidi e non correggono il meccanismo che causa il reflusso.
Per quanto riguarda l’aceto di mele, non sono disponibili studi clinici affidabili che ne dimostrino l’efficacia contro il bruciore o il rigurgito. Sono stati invece descritti casi di lesioni dell’esofago legate a prodotti concentrati o in compresse.
La menta, infine, possiede un effetto rilassante sulla muscolatura dell’apparato digerente. Questa proprietà può essere utile in altri disturbi, ma potrebbe ridurre la pressione dello sfintere esofageo inferiore, cioè la valvola muscolare che contrasta il reflusso.
Una revisione scientifica sull’olio di menta piperita ha rilevato un possibile aumento della probabilità di reflusso, soprattutto con preparazioni concentrate. Non tutti devono eliminarla, ma chi nota bruciore dopo tisane, caramelle o gomme alla menta dovrebbe preferire aromi differenti.
Cosa fare quando i rimedi naturali non bastano?
Se bruciore e rigurgito compaiono frequentemente, disturbano il sonno o richiedono un ricorso continuo a prodotti da banco, è opportuno prenotare una visita gastroenterologica. In base alla frequenza e alla causa dei sintomi, il medico potrebbe consigliare alcuni dei seguenti trattamenti:
- Antiacidi, che neutralizzano temporaneamente l’acido già presente nello stomaco;
- Alginati, che formano una barriera galleggiante sopra il contenuto gastrico;
- Antagonisti dei recettori H2, che riducono per alcune ore la produzione di acido;
- Inibitori di pompa protonica, che riducono in modo più efficace la secrezione acida e favoriscono la guarigione dell’esofagite.
Può essere utile eseguire una gastroscopia quando i sintomi non migliorano con un trattamento adeguato, ricompaiono frequentemente oppure sono presenti fattori di rischio o segnali d’allarme. Le linee guida 2025 dell’American Society for Gastrointestinal Endoscopy, società scientifica internazionale dedicata all’endoscopia digestiva, raccomandano una valutazione endoscopica in presenza di:
- Difficoltà o dolore durante la deglutizione;
- Perdita di peso involontaria;
- Vomito persistente;
- Anemia;
- Sangue nel vomito o feci nere.
Se la gastroscopia non chiarisce l’origine del disturbo, il gastroenterologo può richiedere:
- PH-impedenziometria delle 24 ore, esame che registra gli episodi di reflusso acido e non acido e verifica se coincidono con i sintomi;
- Manometria esofagea, utile per analizzare il funzionamento dei muscoli dell’esofago.
Domande frequenti
Come calmare subito un episodio di reflusso?
Rimanere in posizione eretta ed evitare di sdraiarsi o piegarsi in avanti. Un antiacido o un prodotto a base di alginato può offrire un sollievo rapido, se compatibile con le proprie condizioni di salute. Il bicarbonato fai da te, invece, non è una soluzione priva di rischi.
Il reflusso gastroesofageo può causare nausea?
Sì. La nausea può accompagnare il reflusso, anche se è meno caratteristica rispetto a bruciore e rigurgito acido. Se diventa frequente, provoca vomito o compare insieme a perdita di peso e difficoltà a deglutire, occorre consultare un medico.
Come capire se la tosse è dovuta al reflusso?
La relazione è più probabile quando la tosse è secca, peggiora dopo i pasti o da sdraiati e si accompagna a rigurgito, raucedine o bruciore. Questi indizi, però, non bastano per una diagnosi: allergie, asma, infezioni e alcuni farmaci possono causare sintomi simili.
Il reflusso può provocare muco o nodo in gola?
Il reflusso che raggiunge la gola può irritare la laringe e favorire la sensazione di muco, il bisogno di schiarirsi la voce o il cosiddetto nodo in gola. Sono disturbi poco specifici e possono dipendere anche da gocciolamento retronasale, allergie o tensione muscolare.
Il reflusso gastroesofageo può causare fiato corto?
In alcune persone il reflusso può aggravare l’asma o irritare le vie respiratorie, contribuendo alla sensazione di fiato corto. Non bisogna però attribuire automaticamente questo sintomo allo stomaco.
I fermenti lattici sono utili contro il reflusso?
Non rappresentano un trattamento specifico per il reflusso. Una revisione sistematica sugli effetti dei probiotici ha rilevato possibili miglioramenti di alcuni sintomi digestivi, ma gli studi hanno utilizzato prodotti e metodi molto diversi. Non è quindi possibile consigliare un ceppo o una dose efficace contro il reflusso.
Quali rimedi sono sicuri in gravidanza e durante l’allattamento?
In genere si parte da pasti piccoli, attesa di almeno 2-3 ore prima di coricarsi e sollevamento della parte superiore del letto. Antiacidi e alginati possono essere valutati con medico o farmacista. È preferibile non assumere autonomamente bicarbonato, preparati erboristici e integratori.
I rimedi della nonna sono adatti anche ai bambini?
Non tutti. Nei lattanti è sconsigliato rialzare il materasso così come l'utilizzo di cuscini, cunei o il sonno sul fianco: le linee guida pediatriche NASPGHAN-ESPGHAN raccomandano di farli dormire supini su una superficie piana. Anche tisane, bicarbonato, addensanti e altri rimedi devono essere concordati con il pediatra.
Come distinguere il reflusso dalla gastrite?
Il reflusso provoca soprattutto bruciore dietro lo sterno e rigurgito, spesso dopo i pasti o da sdraiati. La gastrite interessa lo stomaco e può causare dolore nella parte alta dell’addome, nausea, gonfiore e sazietà precoce. I sintomi possono sovrapporsi e le due condizioni potrebbero coesistere; per distinguerle potrebbero essere necessari test per Helicobacter pylori o una gastroscopia.
Si può guarire definitivamente dal reflusso gastroesofageo senza farmaci?
Nei casi lievi, dimagrire se necessario, modificare gli orari dei pasti e correggere le abitudini scatenanti può far scomparire i sintomi. Nelle forme croniche, è più corretto parlare di controllo della malattia che di guarigione definitiva.
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